Proteggiamo la bellezza
2025 - 1°edizione
Marcello Sgattoni è un artista di San Benedetto del Tronto, classe 1935. Principalmente scultore, le sue opere sono esposte nel suo laboratorio museo a cielo aperto: la Pietraia dei poeti. Questo giardino si trova sulla sommità di una collina sopra la città. Qui, tra alberi, pietre e materiali di recupero, e davanti alla linea dove mare e cielo si toccano, è possibile entrare in contatto con la poetica di Marcello Sgattoni.
Le opere sono realizzate con materiale povero (come legno e pietre) e materiale di recupero, come pezzi di vecchie auto, aratri o imbarcazioni. Alcuni di questi resti, per esempio, provengono dalla barca che ospitò Maria Callas, attraccata al porto della città.



Sulla cancellata esterna, anziché di un
cartello “Attenti al cane”, è appeso un cartello
con la scritta “Qui c’è un uomo che soffre.
Attenzione! ...pericolo di contagio”. Sono
molti i cartelli disseminati sulla recinzione e
tutti riportano i pensieri dell’artista.
Ad un primo sguardo le opere trasmettono
inquietudine, desolazione, sofferenza e dolore.
Tanto più che i materiali usati sono sottoposti
all’usura del tempo e delle intemperie.
Così come l’uomo, sembra che anche loro
piangano la loro prossima scomparsa.
Superata la prima impressione e
avvicinandosi alle opere si noteranno
dettagli tanto umani quanto teneri, ricchi di
premura e autenticità. C’è la semplicità della
miseria che porta alla gratitudine (si apprezza
molto di più il poco nel nulla, che il tanto
nell’abbondanza).
C’è una nudità pura espressa in mani, piedi,
volti, occhi, seni (più materni, e legati a nuova
vita, che erotici), braccia lunghissime e abbracci.
Spesso i volti sono appoggiati uno all’altro, come
a stringersi in abbracci che vogliono sfidare la
mortalità con l’amorevolezza, come una Maria
che stringe il proprio figlio, nonostante tutto, per
l’eternità.
Se la vita è caduca, destinata al fallimento,
l’amore e la tenerezza non lo sono. E per trovare
la pace, occorre prima attraversare il dolore,
come una sorta di redenzione.
“Su questa pietra così arida
che nel periodo estivo anche l’acqua ha sete,
ho imparato a volare.”
Marcello Sgattoni
Al fianco di dettagli che rievocano l’umano e il terreno ce ne sono altri che evocano il divino, il cielo e l’universo: uccelli, ali, angeli, sole e stelle.


C’è il tentativo di andare verso l’alto, di
librarsi, di alleggerirsi. Molte opere sono
filiformi e sembrano guardare in su,
agognare il cielo come dei giunchi in balia
del vento. È nella miseria che si guarda
all’insù in cerca di speranza. Quasi un
messaggio cristiano: volgiamo gli occhi al
cielo.
“Se vuoi tracciare dritto il solco
attacca l’aratro ad una stella”
Marcello Sgattoni
La bellezza che ci riguarda tutti e che vogliamo proteggere, per proteggere il nostro cuore, è quel senso di divino e leggerezza che è proprio nel levarsi dalla miseria verso il cielo.